Willy, massacrato di botte, è vittima della cultura fascista?

di Anna Maria Onelli

20 settembre 2020

Willy Monteiro

L’influencer Chiara Ferragni ha voluto spiegare ai suoi followers, che l’omicidio di Willy Monteiro, un ragazzo di colore, «è figlio della cultura fascista». Credo che lei dovrebbe limitarsi a fare ciò che le viene bene: essere imprenditrice ed essere bellissima. Eviti di condividere sciocchezze e prima di parlare di cultura fascista dovrebbe connettere cervello e parole, per mettersi al riparo dall’ignoranza. È un gioco pericoloso sostenere queste idee, che diffondono odio in nome di un fascismo visionario imputato alla destra, sostanzialmente a Salvini e Meloni. In questo caso, siamo di fronte alla lucida follia di quattro giovani che non sono né atleti, perché usano le arti marziali come arma di offesa e mezzo per esibirsi, né fascisti perché a malapena sapranno che il fascismo è esistito. 

Sono giovani vittime della devianza giovanile, aggressivi, preda della droga, dello spaccio, del sesso, dell’alcol, dei soldi facili e di un narcisismo esaltato che si alimenta nel mondo del social, tanto caro alla Ferragni. Non si può usare la morte di un povero ragazzo per fare campagna elettorale piuttosto, visto l’aumento dei casi di violenza tra i giovani, si rifletta sul fallimento educativo della famiglia e dello Stato, per non sviare con la ragione politica, dietro a una presunta ideologia, il vero problema che è quello della droga. Questi giovani sono solo quattro criminali che si esaltavano a usare la violenza, non si può tirar fuori la cultura del fascismo da queste bestie, cresciute nell’ignoranza e nell’aggressività, senza alcune cultura, figuriamoci quella politica. Io spero tanto che Willy non sia morto invano.

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