Tu…Lei…o Voi?

15 febbraio 2019


I social mi hanno insegnato a usare il “Tu”

Per me, che vengo da un’educazione tradizionale in cui erano nettamente separate le tre forme –  Tu,  Lei,  Voi – con cui, parlando, ci rivolgiamo agli altri, non è mai stato facile dare del Tu a persone appena conosciute o più grandi di età.

Mi sono sempre attenuta alla regola che del resto era, ed è ancora, in vigore in Italia: utilizzavo il “Lei” per rivolgermi a ogni persona maggiorenne appena conosciuta ma anche a chi era più grande di me o a chi volevo mostrare rispetto; riservavo il “tu” per gli amici stretti e per i giovanissimi; il Voi lo indirizzavo a quelle persone che non si volevano tenere troppo “lontane” e comunque meritavano una certa cortesia. Nella fattispecie ho usato un Voi reverenziale con le zie e le persone molto anziane, finché non divenni adulta.

Sto parlando degli anni Sessanta, quando ancora si sentiva l’eco del ventennio fascista, che aveva posto il divieto di dare del Lei, perché ritenuto di origine spagnola e quindi estraneo alla cultura nazionale, rendendo obbligatorio il Voi nelle scuole, negli uffici pubblici e nelle cerimonie ufficiali.

Oggi ci muoviamo tutti dandoci del Lei, o del Tu, il Voi è rimasto solo in qualche forma dialettale.

Il social e il web hanno accorciato le distanze tra i cittadini del mondo diffondendo l’uso del Tu. Il Tu è perfetto in queste grandi piazze virtuali del web, in queste Agorà, simili a quelle dell’antica Roma, dove tutti, soldati e imperatori, si davano del Tu.

Nel reale, l’utilizzo del Lei, come forma di rispetto e di cortesia non potrà essere mai abolito

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