Sandro Botticelli (1445-1510)

Sandro Botticelli

 

 

 

Botticelli fu il soprannome assegnato a uno dei più grandi artisti del Rinascimento italiano: Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi. A lui e tutti i suoi famigliari era stato esteso questo soprannome, dapprima assegnato solo al fratello Giovanni che, essendo grasso, veniva chiamato “Botticello”.

Nel Rinascimento  nasce una nuova visione  dell’uomo.

Il Rinascimento è un periodo artistico e culturale, nato in Italia, sviluppatosi soprattutto a Firenze, tra la fine del Medioevo                 ( attorno all’anno 1350), e l’inizio dell’età moderna ( 1500 circa).

Se l’uomo medievale aveva valore solo  come membro di una collettività o di un ordine essenzialmente religioso,  nel Rinascimento prese avvio un atteggiamento dell’uomo più libero e individualistico, nei confronti della religione, della politica e della vita in generale. L’età Rinascimentale è pervasa da una religiosità naturale, Dio è nella natura.

 C’è una nuova visione  dell’uomo:egli  non è più legato solo alla divinità ma è un essere naturale, che si muove liberamente nell’ambiente in cui vive, che egli può trasformare o dominare con la propria volontà, ricorrendo al sapere o alla magia.

L'uomo vetruviano di Leonardo da Vinci, 1452-1519
Niccolò Macchiavelli, nato a Firenze nel 1469, deceduto a Firenze nel 1527.

Fiorirono le arti e le lettere.

 Furono “riscoperti” i classici latini e lo studio del greco. Anche i testi classici, con la nascita di una nuova scienza:la filologia, furono riportati alla loro autenticità e vennero interpretati facendo riferimento diretto al mondo terreno dell’uomo e non più come metafore di significato essenzialmente religioso. L’uomo è al centro dell’Universo. Se per lo storico medioevale i mali di Firenze derivavano dai peccati dei Fiorentini; per uno storico del rinascimento come Machiavelli,  le cause delle sciagure di Firenze erano soltanto politiche, certamente non religiose.

Madonna del Magnificat, 1481

Botticelli fu il pittore del sacro e del profano.

Botticelli, fu per quasi tutta la vita al servizio dell’aristocrazia fiorentina, soprattutto dei Medici, che ritrasse in numerosi dipinti. Egli seppe ben interpretare e immortalare questo spirito nuovo del Rinascimento, non a caso qualcuno lo ha definito il pittore del sacro e del profano: infatti se da giovane (1464) nella bottega di Filippo Lippi dove faceva l’apprendista, aveva prodotto moltissime opere a carattere religioso, soprattutto Madonne, quando entrò alla corte di Lorenzo il Magnifico, in pieno spirito rinascimentale, anche lui rivalutò la classicità antica come modello della naturalità dell’uomo e dei suoi valori terreni. Sembra allontanarsi da quella visione religiosa che aveva influenzato la cultura di tutto il periodo medioevale e nei suoi dipinti prevalgono le scene mitologiche, dove la ricerca continua di una bellezza e di una grazia perfette rendono i suoi soggetti  simili a creature di un mondo ideale. Le donne anche se nude non sono mai volgari

La nascita di Venere 1482/1485

Il frate Girolamo Savonarola e il famoso “falò delle vanità”

Botticelli è stato un artista innovativo, le sue opere furono il simbolo incontrastato della cultura alla corte di Lorenzo il Magnifico, ma la caduta dei Medici e l’avvento del frate Girolamo Savonarola(1494) segnarono la sua carriera artistica. Savonarola era un frate domenicano, che aveva conquistato i  i fiorentini con le sue prediche appassionate contro la corruzione e la decadenza della Chiesa.

Botticelli fu colto da un tale fervore religioso che smise di dipingere soggetti mitologici , non solo: durante la festa di martedì grasso del 1497, nel  più famoso “falò delle vanità” in cui i seguaci del Savonarola bruciavano tutti gli oggetti che ritenevano peccaminosi (specchi, cosmetici, libri “immorali”, strumenti musicali, dipinti), lo stesso Botticelli portò al rogo diverse sue opere.

Girolamo Savonarola, frate domenicano,1452-1598
Papa Alessandro VI Borgia, 1431-1503

Nel 1498, la vendetta del Papa spagnolo  Alessandro VI (Borgia) non si fece attendere: Savonarola fu catturato dai fiorentini che chiedevano il ritorno dei Medici; fu processato, impiccato e arso sul rogo.

"Primavera". Un quadro mitologico del 1482

La “Primavera”, conservata nella Galleria degli Uffizi a Firenze, fu dipinta tra il 1478 e il 1482, per la villa di Castello di Lorenzo  di Pierfrancesco de Medici, cugino del celebre Lorenzo il Magnifico. La Primavera è un soggetto di tipo mitologico perché raffigura personaggi che appartengono al mito. La scena si legge guardando da destra verso sinistra; i personaggi poggiano leggeri, con i piedi scalzi, su un prato fiorito. I corpi e gli abiti sembrano non avere peso. Fa da sfondo un aranceto che appare “piatto”, senza profondità, senza prospettiva, sembra un pannello posto dietro un  palcoscenico. La prima figura a destra è il vento primaverile Zefiro che, innamorato, insegue con ardore la ninfa Clori, dalla cui bocca escono fiori di varie specie; Clori, fecondata da Zefiro, si trasforma in Flora, dea della Primavera che sparge fiori e dà il nome al quadro. Davanti ad un cespuglio di mirto appare Venere, con una veste rossa, che sembra avanzare a passo di danza mentre stende la mano verso le tre Grazie; sopra di lei il figlio Cupido, dio dell’amore, sta per lanciare, ad occhi bendati, una freccia infuocata verso le tre Grazie che stanno ballando un’ antica danza (carola). L’ultimo a sinistra è il dio Mercurio che, assorto, calmo, disinteressato, disperde le nuvole  con un bastone. Ogni figura sembra indifferente a quanto accade intorno a lei , solo Flora sembra guardare verso chi osserva il dipinto  mentre gli altri hanno lo sguardo perso altrove. Questo dipinto sembra avesse uno scopo educativo perché troviamo Venere, cui corrisponde la raffinatezza e la cultura (Humanitas), che sembra voler invitare Lorenzo di Pierfrancesco ad avvicinarsi a queste virtù  di cui difettava.

 

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