Perché le foibe sono state cancellate dai libri e dalla storia. Il Giorno del Ricordo.

di Anna Maria Onelli

11 febbraio 2020

L'immagine non è un documento reale bensì una ricostruzione

Le foibe, come i campi di sterminio nazisti, provano che la violenza può avere qualsiasi colore politico, per questo sono state cancellate dai libri e dalla storia. Oggi, 10 febbraio, è il Giorno del Ricordo, che fu istituito nel 2004, per non dimenticare quante sofferenze subirono gli italiani della Venezia Giulia, dell’Istria, di Fiume, della Dalmazia. Queste terre, al termine della seconda guerra mondiale, passarono alla Iugoslavia, sotto il comunismo del dittatore Tito. Egli procedette ad una pulizia etnica, per punire fascisti, nazisti, e italiani che non volevano aderire al comunismo e per questo furono considerati nemici del popolo. Migliaia di normali cittadini, tra il 1943 e il ‘45 furono gettati nelle “foibe”, che erano “fosse” naturali del terreno, molto profonde. I condannati, venivano legati con un lungo filo di ferro e fatti mettere sul margine di queste profonde fosse; i primi della fila venivano fucilati e cadendo nella cavità, trascinavano con sé tutti gli altri, ancora vivi.

Era impossibile risalire dalle foibe, eppure alcuni, tra cui  Graziano Udovisi, Giovanni Radeticchio e Vittorio Corsi, si salvarono. Il racconto della loro tragica esperienza fu pubblicato, il 26 gennaio 1946, sul periodico della Democrazia Cristiana triestina, La Prora.

dopo giorni di dura prigionia, durante i quali fummo spesso selvaggiamente percossi e patimmo la fame, una mattina, prima dell’alba, sentii uno dei nostri aguzzini dire agli altri “facciamo presto, perché si parte subito”.  Infatti, poco dopo, fummo condotti in sei, legati insieme con un unico filo di ferro, oltre a quello che ci teneva avvinte le mani dietro la schiena, in direzione di Arsia. Indossavamo i soli pantaloni e ai piedi avevamo solo le calze. Un chilometro di cammino e ci fermammo ai piedi di una collinetta dove, mediante un filo di ferro, ci fu appeso alle mani legate un masso di almeno 20 k. Fummo sospinti verso l’orlo di una foiba, la cui gola si apriva paurosamente nera. Uno di noi, mezzo istupidito per le sevizie subite, si gettò urlando nel vuoto, di propria iniziativa. Un partigiano allora, in piedi col mitra puntato su di una roccia laterale, c’impose di seguirne l’esempio. Poiché non mi muovevo, mi sparò contro. Ma a questo punto accadde il prodigio: il proiettile anziché ferirmi spezzò il filo di ferro che teneva legata la pietra, cosicché, quando mi gettai nella foiba, il masso era rotolato lontano da me. La cavità aveva una larghezza di circa 10 m. e una profondità di 15, sino la superficie dell’acqua che stagnava sul fondo. Cadendo, non toccai fondo, e tornato a galla potei nascondermi sotto una roccia. Subito dopo vidi precipitare altri quattro compagni colpiti da raffiche di mitra e percepii le parole “un’altra volta li butteremo di qua, è più comodo”, pronunciate da uno degli assassini. Poco dopo fu gettata nella cavità una bomba che scoppiò sott’acqua schiacciandomi con la pressione dell’aria contro la roccia. Verso sera riuscii ad arrampicarmi per la parete scoscesa e guadagnare la campagna, dove rimasi per quattro giorni … 

Il trattato di pace di Parigi, del 10 febbraio 47, pose fine a tali disumanità, tuttavia, permise alla Iugoslavia di  confiscare tutti i beni dei cittadini italiani, con la promessa  che sarebbero poi stati indennizzati dal governo di Roma. Ciò non accadde mai. Ci fu un grande esodo dei cittadini italiani, molti tornarono faticosamente in Italia da Pola, dalla Dalmazia, da Istria, nonostante il ministro italiano, il comunista Emilio Sereni, deputato all’ assistenza post bellica, ne ostacolasse le domande di rientro. Egli  anziché rivelare il problema lo minimizzò. Così molti italiani, non riuscendo a tornare, emigrarono negli Stati Uniti, in Sud America, in Australia, in Canada.

Pur parlando di diecimila, ventimila vittime, questa tragedia cadde nell’ ”oblio” e c’è ancora chi, per motivi politici, la nega. Fu tenuta all’ oscuro, in Italia, per una sorta di accordo tra la Destra e la Sinistra. I politici di Destra affermavano che “le foibe” erano state un crimine del comunismo, un genocidio di cittadini che avevano la sola colpa di essere italiani non comunisti. In alcuni ambienti della Sinistra, si diffuse un atteggiamento “giustificazionista”, poiché si ritenne che gli eccidi comunisti di Tito siano stati solo una “reazione” contro il comportamento brutale che avevano avuto i fascisti quando erano al potere.

 

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