Lo scrigno di Pandora

Prometeo porta il fuoco al genere umano – Dettaglio tratto da un’opera di Friedrich Heinrich Füger, 1817 (Neue Galerie, Kassel, Germania)

Raccontava Esiodo, tra l’VIII e il VII secolo a.C., che Zeus, il re degli dei nella mitologia greca,  si volle vendicare di Prometeo, un titano buono che gli aveva rubato il fuoco divino con l’intenzione di  donarlo agli uomini per renderli indipendenti.

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Zeus incatenò il titano ad una rupe, lì ogni giorno un’aquila si recava a mangiargli il fegato che, magicamente, si riformava di notte, condannandolo a una sofferenza senza fine.  

Il dio decise di punire anche tutto il genere umano e lo fece inviando sulla terra una ragazza bellissima, Pandora, che sarebbe stata la perdizione di tutti gli uomini.

Pandora, il cui nome significa “tutti i doni”, aveva ricevuto dagli dei ogni bene: Afrodite le aveva dato la bellezza, Apollo il talento nella musica, Era le arti manuali, Ermes l’astuzia e la curiosità, Atena le vesti.

Venendo sulla terra, Pandora, portò con sé un vaso (uno scrigno), donatole da Zeus, che le aveva raccomandato di non aprirlo mai.

La curiosità di Pandora fu più forte.

Aprì il vaso e si liberarono velocemente tutti gli spiriti maligni che invasero il mondo: “malattia”, “pazzia”, “vizio”,  “vecchiaia”, “gelosia”.

Pandora chiuse subito il vaso lasciando sul fondo  la “speranza”, l’unica che non aveva fatto in tempo ad uscire.

Se fino a quel momento gli uomini erano stati immortali come gli dei, liberi dalle fatiche e dalle preoccupazioni, da allora si realizzò la punizione di Zeus, che aveva condannato gli uomini ad una vita di sofferenza: il mondo divenne un inferno desolato.

La sofferenza terminò e il mondo riprese a vivere solo quando Pandora  aprì nuovamente il vaso, facendo uscire la “speranza”.

L’ azione di Pandora, apparentemente innocua, produsse effetti molto negativi, ma noi  ancora diciamo che  “la speranza è l’ultima a morire”.