I mosaici di San Vitale, a Ravenna, e la vita dissoluta della giovanissima Teodora

di Anna Maria Onelli

30 luglio 2020

Basilica bizantina di San Vitale, Ravenna
Mosaici, con tessere d'oro, nell'interno della basilica di San Vitale, Ravenna

I mosaici della basilica di San Vitale

È impossibile  andare a  Ravenna, definita “Capitale del Mosaico”,  e non visitare i mosaici  della basilica di  San Vitale, dove un autore sconosciuto realizzò , uno di fronte all’altro,  nell’abside, i due grandi mosaici per rappresentare la processione di offerta dell’imperatore Giustiniano e dell’imperatrice Teodora. La processione è  riferita  al momento in cui, con due sfarzosi cortei, essi, nel 547 d. C.  consacrarono ufficialmente  la basilica che avevano fatto costruire per unire, in modo simbolico, l’Impero Bizantino  di Giustiniano alla Chiesa di Ravenna.

La vita dissoluta di Teodora e la sua conversione

Teodora, nata in Grecia nel 497 d.C. da una famiglia di umili  condizioni, prima di essere imperatrice dell’Impero Romano d’Oriente, e di meritare un posto di rilievo nei mosaici della basilica di San Vitale a Ravenna, aveva esercitato il mestiere della prostituzione. Teodora, alla morte del padre, insieme alle due sorelle,  era stata istradata dalla madre al mestiere di attrice, che al tempo prevedeva anche spettacoli osceni; da adolescente  divenne cortigiana, ma non dimostrando qualità specifiche  offriva la bellezza del suo corpo. Lo storico, Procopio di Cesarea, di lei, scriveva nella “Storia Segreta”, ovviamente stampata molto più tardi, precisamente nel  1623:

…spesso giungeva a presentarsi a pranzo con dieci giovanotti, o anche di più, tutti nel pieno delle forze e dediti al mestiere del sesso; trascorreva l’intera notte a letto con tutti i commensali, e quando erano giunti tutti allo stremo, quella passava ai loro servitori, che potevano essere una trentina; s’accoppiava con ciascuno di loro, ma neppure così riusciva a soddisfare la sua lussuria…

Per la sua dissolutezza fu  nominata “Teodora del postribolo”, ma la sua  vita avventurosa si concluse con una crisi mistica, quando a 16 anni, incontrò ad Alessandria d’Egitto, il vescovo Timoteo. Da qui iniziò il cammino che la portò a conquistare l’amore di Giustiniano, il quale,  poco prima di divenire  imperatore, fece modificare le leggi dell’impero pur di sposarla. Teodora, accanto a Costantino,  che conobbe quando lei aveva 22 anni, mentre lui ne aveva 20 di più, divenne  un’abile politica e si mosse sempre a favore delle donne consentendo che rientrassero nei diritti ereditari e che fossero tolte dalla strada.

“Teodora e la sua corte”, Basilica di San Vitale, Ravenna, VI secolo. Autore sconosciuto

 Teodora e la sua corte

Teodora regnò con Giustiniano, al suo fianco ebbe un ruolo politico molto rilevante . Entrambi, astuti e forti di carattere, vollero ricreare la grandezza dell’Impero Romano. Il mosaico Teodora e la sua corte, realizzato da un  autore sconosciuto,  non rappresenta una scena reale, perché Teodora non era mai  stata a Ravenna, ma vuole esprimere, in modo simbolico, l’unione tra l’Impero Bizantino e la Chiesa, testimoniando la conversione dell’Imperatrice al cristianesimo. L’imperatrice Teodora, è rappresentata con l’aureola ed è accompagnata a destra dalle sue dame, e a sinistra da due figure maschili, forse due eunuchi, considerata l’assenza della barba. Lei  indossa splendidi gioielli e la corona regale di perle, mentre porta un calice d’oro tempestato di pietre preziose. Gli abiti di tutte le figure del corteo dimostrano lo sfarzo e la ricchezza della corte di Costantinopoli; l’abito di Teodora, reca in basso, ricamate in oro, le figure dei Re Magi che portano doni. Il mosaico, con fondo in tessere d’oro,  riflette la luce ed esalta i contrasti di colore. Le figure sembrano tutte schiacciate e allineate su un piano, sono rigide, ma danno solennità al corteo.

"Giustiniano e il suo seguito"

Giustiniano e il suo seguito

Anche nel corteo di Giustiniano, l’imperatore, posto al centro del corteo, è rappresentato con l’aureola, come segno di divinità. È  vestito di porpora e porge in offerta un bacile d’oro. Alla sua sinistra lo precedono tre religiosi tra cui spicca il vescovo Massimiano; in secondo piano, il corteo è seguito da un gruppo di guardie d’onore armate di tutto punto.

Giustiniano (482-565) fu  imperatore dell’Impero romano d’Oriente dal 527, fino alla morte. Viene ricordato come uno dei più grandi sovrani di età tardo antica, soprattutto:  per il Corpus iuris civilis, ancora oggi alla base del diritto civile; per la riunificazione territoriale dell’impero romano e il tentativo di una riunificazione religiosa; per la costruzione di grandi opere non solo a Ravenna, o in Italia, ma nell’Impero d’Oriente, ad esempio a Istanbul (vedi articolo”La basilica di Santa Sofia e l’Islam che avanza”), dove  inaugurò la basilica di Santa Sofia.

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