Giuseppe Arcimboldi (1527-1593). Frutta, verdura, ortaggi, nell’equinozio d’autunno

di Anna Maria Onelli

22 settembre 2019

Giuseppe Arcimboldi, "Autunno", 1563,Louvre, Parigi
Giuseppe Arcimboldi, "Ritratto dell'imperatore Rodolfo II come Vertumno", 1590, Castello di Skokloster, Habo, Svezia

Domani, 23 settembre, sarà il giorno dell’equinozio d’autunno perché i raggi del sole, alle ore 9,50, incroceranno perpendicolarmente, il piano dell’equatore terreste, nel punto detto punto della Bilancia.

La parola “equinozio”, dal latino “aequa nox”, significa “notte uguale”, infatti la notte avrà la stessa durata del giorno, poi le notti torneranno ad essere più lunghe dei giorni e l’inverno sarà nuovamente tra noi.

L’equinozio è il Tempo del Seme, delle Radici officinali, delle Potature, dell’Acqua. Nel nostro calendario contadino quasi nulla è rimasto delle ritualità festive autunnali.

In Giappone è ancora una festività dedicata agli avi e alla famiglia. In Francia, dal 1793 al 1805, questo giorno era considerato il Primo dell’Anno.

Molti pittori hanno raffigurato, in più modi, le quattro stagioni, a me piace ricordare l’ artista milanese Giuseppe Arcimboldi (1527-1593) che componeva “ritratti” singolari unendo in modo bizzarro, frutta, ortaggi, spighe, forme viventi o di cose, creando combinazioni bizzarre, quasi surreali. 

Nell’immagine a sinistra  è raffigurato l’Autunno, che appartiene alla serie delle quattro stagioni. E’ rappresentato come un uomo dai lineamenti grossolani. Due pere e  alcuni ortaggi formano il collo, un tino con le vecchie doghe legate, simula il busto.  Il viso emerge con una  melagrana per mento, una castagna aperta per raffigurare la bocca, una pera per formare il naso, la mela per le guance, un fungo,  da cui pende un fico, rappresenta  l’orecchio, mentre al posto della  basetta compare il grano. Uva nera, bianca e viti formano la capigliatura, su cui si erge una zucca. L‘artista dipinse l’Autunno, nel 1563, mentre lavorava alla corte imperiale di Praga, dove era molto apprezzato come ritrattista di corte, ma anche come architetto, intenditore d’arte e scenografo, ingegnere edile e idraulico.

A destra: il Ritratto dell’imperatore Rodolfo II, creato con splendidi frutti, fiori e verdure, disposti nel ciclo delle quattro stagioni. L’imperatore è raffigurato come Vertumno, il dio latino dei cambiamenti periodici e delle stagioni. Un dio capace di trasformarsi nel tempo e nello spazio, ben adatto a simboleggiare la capacità di rinnovamento dell’imperatore.

Giuseppe Arcimboldi,  o Arcimboldo, fu un pittore dimenticato per secoli e riscoperto solo nel 1900.

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