Leonardo da Vinci e la favola sulle tortore

di Anna Maria Onelli

15 marzo 2021

Leonardo da Vinci, 1452-1519
Leonardo da Vinci, che conosciamo per le straordinarie opere prodotte come pittore, scultore, architetto, ingegnere, e mai per essere stato il primo autore di favole, in lingua volgare, scrisse una favola sulle tortore. Le sue favole, spesso erano crudeli e finivano tragicamente, eppure, lui le raccontava per intrattenere la corte di Ludovico il Moro, quando, sul finire del 1400, era suo ospite a Milano. In una di esse, che riguardava le tortore (o colombe) raccontava che due tortore, un maschio e una femmina, vivevano insieme da anni. Erano felici e non si lasciavano nemmeno per un istante: mangiavano, dormivano, volavano sempre insieme.
Il maschio spesso usciva malconcio dalle zuffe sostenute con altri maschi che volevano rubargli la bella compagna. Un giorno tornò nella casetta senza reggersi in piedi e con le piume arruffate. La femmina capì che era uscito malconcio dal solito litigio e corse nel bosco per cercare erbe medicinali adatte a curarlo, ma al rientro lo trovò morto. La tortora, dopo aver pianto per molto tempo, fece un voto di castità e promise che non si sarebbe mai più posata su un ramo verde e non avrebbe più bevuto acqua chiara. Così la tortora se perde il compagno non si accoppia più, con nessuno, per questo è divenuta il simbolo della fedeltà e dell’amore eterno, tanto che dai greci e dai romani era consacrata ad Afrodite, dea dell’Amore e a Cerere, dea della Madre Terra.
 
 
 
 
Osservo spesso le tortore che si posano nel mio giardino, sui lumi, sui rami secchi delle querce, le osservo bere acqua torbida da grandi vasi, le fotografo e le seguo in ciò che fanno. Non si lasciano mai, e non si tradiscono. Le femmine sono fedeli al compagno (monogame), condividono con lui la cova e la cura dei piccoli. Sono meravigliose.
 
 
 

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