Leda e il Cigno

Un mito che rende lecito l’inganno in amore

Scavi recenti, nell’ antica Pompei, continuano a donarci ricchezze artistiche ineguagliabili. Recentemente , dagli scavi è emerso un affresco raffigurante Narciso, posto nell’ atrio di una villa, una ricca “Domus”, il cui ingresso era adornato da una statua di Priapo, dio della fertilità, nell’ atto di pesare i suoi enormi attributi maschili.
Del mito di Narciso erano già stati rinvenuti almeno quaranta affreschi, infatti, le ville dei ricchi a Pompei, prima dell’eruzione vulcanica che ne causò la distruzione nel 79 d C, erano adornate di bellissime scene, tratte dalla mitologia antica. 

La stessa Pompei, nel periodo di maggiore ricchezza, fu punto d’incontro fra il mondo greco e quello romano. Due culture unite dalla mitologia perché vi erano tantissimi artisti e artigiani greci che affrescavano le ville pompeiane, con dipinti che nascondevano le vanità, le superstizioni, le speranze dei ricchi padroni di casa.
L’affresco raffigurante Narciso è riemerso alle spalle di una piccola camera, dove appena due mesi prima era venuto alla luce l’affresco di Leda, regina di Sparta, moglie del re Tindaro. Nell’affresco Leda – già madre di Clitennestra ed Elena, colei che sarebbe stata causa della guerra di Troia – si accoppia con un grande cigno – sotto le cui spoglie si nasconde Zeus, innamorato della bella regina – il quale con l’inganno la possiede.
E’ un’insolita scena d’amore, la sensualità di Leda, quasi del tutto nuda, pronta ad accogliere il cigno è evidente, per questo l’affresco è considerato ”erotico” e assurge a mito che propizia ed esalta la potenza sessuale maschile. Il cigno rappresenta l’intraprendenza sessuale maschile, che rende lecito l’inganno pur di giungere all’unione sessuale.

Dopo l’unione nacquero due gemelli: Castore, un grande atleta e buon domatore di cavalli, Polluce, un pugile invincibile. Si narrava che Leda, li avesse concepiti separatamente, unendosi nella stessa notte prima con Zeus, da cui sarebbe nato Polluce, dotato di natura immortale, poi unendosi con il marito, re Tindaro, da cui sarebbe nato il mortale Castore.

 
Il quadro è una copia di "Leda e il cigno" eseguita nel Cinquecento da Rosso Fiorentino su un originale di Michelangelo

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