Le Foibe

di Anna Maria Onelli

16 febbraio 2019

Le Foibe: pozzi dell’orrore che l’Italia ha voluto dimenticare

C’è ancora chi nega, dopo settant’anni, un’orrenda verità storica, rimasta nascosta fino al 1989, quando cadde il muro di Berlino ed ebbe fine il comunismo sovietico. 
Un argomento evitato per anni a scuola e non sempre trattato nei libri di testo. Infatti, solo dal 2005 si celebra, il 10 febbraio, il “Giorno del ricordo” in memoria delle vittime delle foibe. 

Le foibe sono fosse naturali molto profonde, tipiche del Carso, un altopiano roccioso che si estende dai dintorni di Gorizia fino all’Istria passando per Trieste. Il termine foibe è passato a indicare non tanto la cavità in sé, ma le esecuzioni collettive, che fecero almeno ventimila vittime, in due precisi momenti storici: dopo lo scioglimento del Partito fascista e lo sfaldamento delle nostre Forze Armate (armistizio dell’8 settembre 1943); dopo il 1945 quando i tedeschi non poterono più fermare l’avanzata dei comunisti di Tito. 
Almeno 250 mila italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia furono obbligati a lasciare la loro terra; altri, e tra i primi vi erano carabinieri, poliziotti e guardie di finanza, italiani fascisti e italiani non comunisti, furono gettati nelle foibe dai partigiani comunisti di Tito.
I condannati erano legati l’un l’altro con un lungo filo di ferro stretto ai polsi, e fatti schierare sugli argini delle foibe dove erano fucilati solo i primi tre o quattro della catena; questi precipitando trascinavano con sé anche gli altri, condannati a sopravvivere per giorni sui cadaveri dei loro compagni. 
La guerra non basta a giustificare questi crimini contro l’umanità.

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