L’anno bisestile finalmente ci lascia. I Re Magi, la Befana e…i miei auguri

di Anna Maria Onelli

5 gennaio 2021

 

Anna Maria Onelli
                                                                                     Il 2020. Anno bisesto, anno funesto?
 
L’imperatore Giulio Cesare, nel 46 d.C., verificò che la durata dell’anno civile, di 365 giorni, era diversa da quella dell’anno solare, che durava 365 giorni e sei ore, così decise di correggere questa sfasatura e aggiunse ogni quattro anni, a febbraio, un giorno in più. Poiché i Romani, per creare quel giorno in più, contavano due volte, il sesto giorno antecedente il 1° di marzo (calende di marzo), l’anno fu chiamato “bisextus”, che significa «due volte sesto». L’anno bisestile ebbe, dunque, febbraio di 29 giorni (anziché di 28), ma fu considerato dai Romani un anno funesto, forse perché febbraio era il mese dedicato ai riti funebri e alla penitenza, o perché tutto ciò che era anomalo, quindi anche un anno con un giorno in più, si considerava un cattivo presagio. Ancora oggi si dice «Anno bisesto, anno funesto», «anno bisesto, basta che passi presto». Chi crede in questa negatività parla di catastrofi, di tsunami, terremoti, epidemie disastrose come quella che stiamo vivendo, ma di ciò non esiste alcuna spiegazione scientifica, tant’è vero che nella cultura anglosassone, quello bisestile, è considerato un anno fortunato. Vero o no, io desidero che questo 2020 bisestile vada via prima possibile.
 
 
Sta arrivando il nuovo anno
 
Auguriamoci di tornare presto a vederci, a progettare, a vivere con nuovi propositi, e nuove idee. Il futuro è incerto ma ogni nuovo anno che comincia deve essere una festa di speranza. Ecco, questo il mio augurio: iniziamo il nuovo anno nel segno della speranza e della rinascita.
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Tre erano i doni, ma i Re Magi non erano tre

Molti anni fa, in uno dei tanti mercatini natalizi, comprai due belle raffigurazioni dei re Magi. Perché due? Perché un acquirente ne aveva già comprata una. Devo dire che mi dispiacque molto; mi sembrava che due Magi, nel presepe, non avessero senso. Solo diversi anni dopo, scoprii che, il mio presepe ”minimalista”, non era fuori luogo. Infatti, si narra nel Vangelo di Matteo, che “alcuni Magi”, erano giunti dall’Oriente per onorare la nascita del “Re dei Giudei”. Il testo non dice quanti fossero. Neanche i Vangeli di Marco, di Luca e Giovanni, li nominarono mai. Oggi si parla di due, quattro, sei, addirittura dodici Magi! È certo, però, che i doni fossero tre, forse per questo la tradizione ha voluto che anche i Magi diventassero tre, o forse perché erano tre, le popolazioni all’epoca conosciute: quella africana, quella europea e quella asiatica. Di loro si dice che erano tre saggi, esperti di astrologia, venuti dall’Oriente, a Gerusalemme, guidati da una stella cometa, per onorare la nascita di Gesù. Melchiorre, il più anziano, portò in dono l’oro per rappresentare la regalità del Bambino nato, Baldassarre, scuro di pelle, era il più giovane, rappresentò l’Umanità di Gesù, portando la mirra, una sostanza che veniva cosparsa sui corpi dei defunti, dunque ben esprimeva il sacrificio e la morte di Gesù fatto uomo. Gaspare ne rappresentò la Divinità, così portò in dono l’incenso che, bruciando, profuma l’aria, la purifica, e prepara lo spirito all’incontro con Dio
 
 

La Befana pagana, quella dei Re Magi e quella di Mussolini

 
La storia della Befana viene da lontano quando, gli antichi Greci e Romani, credevano in misteriose figure femminili che, a inizio inverno, guidate da Diana, dea della caccia e della vegetazione, volavano di notte, sui campi, per augurare buoni raccolti. Erano antichi riti pagani, legati alla fine e all’inizio dell’anno, alla rinascita della natura e alla Dea Madre; da essi nacque il mito della “donna volante” sul manico di scopa. In seguito, il Cristianesimo, condannò tutto i simboli pagani, accusandoli d’influenze sataniche, così la Befana fu assimilata a una strega, finché, nel XII secolo, si diffuse una leggenda cristiana: i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, chiesero aiuto a un’anziana vecchina, affinché indicasse loro la strada. Lei si rifiutò di seguirli, ma poi si pentì, preparò tanti dolci, e iniziò il viaggio per raggiungerli. Non riuscì più a ritrovare i Magi, ma si fermò in ogni casa a donare dolciumi ai bambini, sperando che uno di loro fosse Gesù. Da allora, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio fa la sua “apparizione”, percorre i cieli, a cavallo di una scopa, per cercare i bambini buoni cui offrire dolci, lasciando ai disobbedienti solo cenere e carbone. La Befana fu “riabilitata”, non è dunque una strega, e non può essere raffigurata con gli stivali del guascone, un mantello svolazzante o un cappello a punta, inoltre deve cavalcare la scopa, divenuta segno di pulizia e rinascita, con le ramaglie davanti a sé e non dietro come cavalcano le streghe. La Befana, entrò anche nella politica, quando fu utilizzata come propaganda fascista. Il 6 gennaio del 1928, per la prima volta il Partito fascista invitò commercianti, industriali e agricoltori a donare, per far sì che, i Fasci Femminili, ridistribuissero regali ai poveri. L’Italia rispose solidale, si pensi che, nel 1931, furono raccolti oltre un milione di pacchi. La Befana Fascista, non finì con Mussolini, perché anche nel dopoguerra, almeno per tutti gli anni Sessanta, numerose aziende e categorie sociali organizzarono le loro befane: quella dei tramvieri, dei vigili urbani, dei ferrovieri, delle Forze Armate, della Rai… Poi, negli anni Settanta, per tutti i bimbi, è arrivata la sveglia moderna: la Befana, come Babbo Natale, non esiste.

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