La “Terapia della bambola” nella demenza senile e nell’Alzheimer .

La demenza senile e l’Alzheimer, sono malattie che cancellano i ricordi e cambiano per sempre non solo la vita della persona che ne è colpita ma anche dell’intera famiglia.

Nel 2008, in America, si scoprì l’efficacia della “terapia della bambola” per ridurre l’aggressività, nei pazienti affetti da demenza, senza ricorrere a troppi farmaci. Non esistono molte evidenze scientifiche in grado di confermare l’utilità di tale pratica ma, uno studio condotto nel 2017, ha dimostrato che è comunque efficacia in questa tipologia di pazienti con demenza.

 

Si è sperimentato che la bambola , ma anche un animale di peluche, hanno una funzione terapeutica che risveglia emozioni dimenticate e consente al paziente di ridurre le medicine. Le mani degli anziani che“sanno ancora fare”, stringono tra le braccia questi “giocattoli” convinti che siano davvero neonati e animali domestici, per questo li accudiscono come bambini e animali veri e in questo modo ritrovano il sorriso.

In Italia la “terapia della bambola” è sperimentata solo dal 2018, nelle Marche, con un progetto pilota che vuole ridurre in questa tipologia di pazienti alcuni disturbi di comportamento come l’aggressività, i disturbi del sonno, la depressione, l’apatia, l’agitazione e il preoccupante wandering, che è quel comportamento tipico del malato di Alzheimer che lascia la casa dove vive, e spesso, anche poco vestito, s’incammina e va, senza sapere dove.

Per essere efficace la”terapia della bambola” deve essere applicata correttamente, verificando subito se il paziente mostra interesse verso la stessa, se l’ accoglie in maniera affettuosa e successivamente la cerca. In ogni caso bisogna mantener vivo l’ entusiasmo anche a costo di non concedere la bambola troppo spesso.



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