La simpatia o l’antipatia sarebbero ereditarie. A volte l’antipatia aiuta.

Proprio così.

Il neuropsicologo, Andrea Stracciari, spiega nel suo saggio “Perché siamo o non siamo simpatici” il motivo per cui alcune persone ci sono simpatiche “di primo acchito” e altre meno.

Per l’autore, simpatie e antipatie sarebbero ereditarie, nel senso che sono iscritte nel nostro DNA. Questa sarebbe la ragione scientifica per cui i simpatici hanno capacità di entrare in sintonia con gli altri, mentre gli antipatici sarebbero afflitti da una sorta d’incapacità di intrattenere rapporti. Se il simpatico sorride, l’antipatico sogghigna o ride sguaiatamente.

Detto in questo modo sembra che potremo essere condannati all’antipatia a vita, ma non è così, purché ci si impegni a recuperare ciò che fa la differenza: il sorriso e la forza di credere un po’ più in noi stessi (autostima). Basterebbe osservare i bambini, che sono eccellenti maestri nell’usare il sorriso, per entrare in contatto con gli altri. E’ un fatto naturale che diventiamo più ben disposti verso chi ci avvicina con un approccio gentile e sorridente; anche un bravo venditore se si mette in sintonia (empatia) con noi tramite il sorriso, il tono di voce, la gentilezza, ci invoglia ad acquistare.

C’è da rilevare che, sul lavoro e soprattutto in posizioni di comando, mentre la persona simpatica genera armonia tra colleghi e nell’ambiente perché crea un buon impatto emotivo, la persona antipatica e piena di sé, è più difficile da trattare, perché non fa sconti, ma è esigente anche con se stessa, per questo raggiunge migliori risultati e guadagna di più.

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