La rana e lo scorpione, una favola per adulti

16 ottobre 2020

Esopo era uno scrittore greco che, circa 500 anni a.C., scriveva favole brevissime, contenenti sempre una morale per educare gli adulti. Tra quelle meno conosciute c’è “La rana e lo scorpione”. In essa si racconta che uno scorpione, dovendo attraversare un fiume, senza saper nuotare, chiese aiuto a una rana per essere portato sull’altra sponda.
La rana, disse subito di no, per paura di essere punta e di morire, ma lo scorpione la convinse dicendo di non preoccuparsi perché “Se io ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!”. La rana si lasciò convincere, caricò sulla schiena lo scorpione e iniziò la traversata.
 
A metà tragitto, sentì un forte dolore, capì di essere stata punta e chiese perché l’avesse avvelenata, visto che entrambi sarebbero morti. Lo scorpione prima di morire annegato rispose. “Perché sono uno scorpione. È la mia natura!”
Questa fiaba rivela una fastidiosa verità, una forma di stupidita per cui un essere umano può nuocere ad altri e a se stesso, senza alcun comprensibile motivo, solo perché “è nella sua natura”. È un comportamento oscuro dell’animo umano per cui alla domanda, “ Perché lo hai fatto?”, di fronte a un gesto incomprensibile, qualcuno ancora risponde “ Perché sono fatto così! “.Esopo, in questa favola, non intendeva riferirsi al segno zodiacale e al carattere delle persone “scorpione”. Lo utilizzò semplicemente perché  il pungiglione velenoso, posto sulla fine della coda, gli consentiva di spiegare come agiscono stupidamente tutte quelle persone che, pur di far del male agli altri, lo fanno anche a se stessi.

Lascia un commento