La POP ART, dal Museo a Scuola

di Anna Maria Onelli

19 ottobre 2019

Cinque bottiglie di Coca Cola. Un'icona americana riprodotta in serie da Andy Warhol.

Quando mi avvicinai per la prima volta alla Pop Art provai un’impressione deludente finché, per caso, non scoprii che la sua conoscenza mi sarebbe stata utilissima a scuola, per sviluppare la creatività artistica dei bambini.

C’è da premettere che la Pop Art, fu un movimento artistico nato come “Arte Popolare” attorno al 1950, negli Stati Uniti e in Inghilterra, poi giunto a Roma sul finire degli anni Cinquanta. Ciò che caratterizzò quest’arte nuova fu il suo tentativo di rappresentare la realtà della società dei consumi, infatti, gli artisti Pop crearono opere d’arte prendendo in prestito le immagini pubblicitarie e gli oggetti della realtà quotidiana: lattine, riviste e giornali, televisioni, frigoriferi, cibo in scatola, detersivi e bevande confezionate, lavatrici automobili e tutti gli oggetti di consumo che si stavano rapidamente diffondendo nel primo dopoguerra.

Divennero opere non solo le pitture ma le riproduzioni di vario tipo, le stampe, gli oggetti di design. Gli artisti si espressero non solo attraverso la pittura ma con collage di immagini, fumetti, fotografie e materiale pubblicitario. Gli insegnanti sanno perfettamente che, se ai bambini si spiegano alcune tecniche di base, ad esempio come si realizza un collage di immagini, essi sono in grado di creare quadri POP, davvero sorprendenti.

 

Il fondatore della Pop art inglese è Richard Hamilton (Londra 1922 –  Londra 2011).

In questo collage del 1956, l’artista raffigura, anche usando ritagli di giornale, il narcisismo dei personaggi di una casa borghese e mette in evidenza i prodotti della società consumistica del tempo. Titola l’opera come fosse un cartellone pubblicitario “Just what is it that make today’s homes so different, so appealing?” (Ma cosa rende le case di oggi così diverse, così attraenti?) 

Just what is it that make today's homes si different, so appealing?
Gli effetti dello sgocciolamento in una tela del 1970

Nella Pop  Art italiana un nome di spicco è Mario Schifano (Libia 1934-Roma 1998).

Schifano, nelle sue opere si avvicina alle scelte degli artisti americani, tuttavia si  differenzia poiché crea delle sgocciolature di colore sulle tele. Con questa tecnica intendeva mostrare come gli oggetti del nostro tempo e della società dei consumi siano destinati a morire e scomparire 

 

DUE GRANDI ARTISTI DELLA POP ART AMARICANA:

Roy Lichtenstein (New York, 1923-1997) ed Andy Warhol (New York, 1928-1987)

 

M-Maybe del 1965

 

Roy Lichtenstein, sviluppa le sue opere partendo dai fumetti

In M-Maybe, del 1965, l’artista utilizza la tecnica della tipografia. Usa non più di quattro colori e scrive in una nuvoletta il pensiero della ragazza, ma esso  perde di senso, poiché  stato isolato dal resto del fumetto. L’artista raffigura i soggetti in modo che non trasmettano emozioni, proprio come la società del consumo in cui vive, che ha appiattitole emozioni e i sentimenti.

 

 

Andy Warhol è stato l’artista POP americano più famoso e pagato. Dipingeva gli oggetti delle sue opere su tela, così come le vedeva al supermercato. Famose le sue riproduzioni in serie dalle bottiglie di Coca Cola,  alle scatolette di zuppa Campbell. L’artista utilizzava molto la tecnica della serigrafia: prima ingrandiva e isolava l’immagine da rappresentare poi ne faceva una riproduzione in serie variandone la luminosità. Warhol, oltre alle immagini dei grandi marchi commerciali, si serviva anche di immagini forti, che rappresentavano sedie elettriche o incidenti stradali,  ma anche politici o personaggi dello spettacolo. Ripeteva queste immagini, così tante volte, da svuotarle di significato.

 

Serigrafia: "32 Campbell's Soup Cans" (32 scatolette di zuppa Campbell). Oggi al Museum of Modern Art (MoMA) in New York.
Il "Dittico di Marilyn" in cui l'artista riprodusse il volto famoso dell'attrice, così tante volte, da spersonalizzarlo.

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