La coda di paglia

di Anna Maria Onelli

29 settembre 2019

Quando ci discolpiamo, senza essere stati accusati, o reagiamo d’impulso alle minime osservazioni, mettiamo in atto reazioni tipiche di chi è consapevole di aver combinato qualcosa e teme di essere scoperto. Un’usanza medioevale umiliava i condannati attaccando loro una coda di paglia e poi facendoli sfilare per la città, con la paura che qualcuno potesse dar  fuoco alla loro finta coda. Quindi “avere la coda di paglia”, significherebbe temere che gli altri possano criticare o un nostro comportamento o un difetto. 

Si dice che questa espressione abbia origine da una favola di Esopo, in cui egli racconta come una volpe, che aveva perduto la coda in una tagliola, si vergognava così tanto di non averla più, che se ne attaccò una di paglia. Una coda molto bella da sembrare a tutti vera, ma quando il gallo svelò il segreto della coda posticcia, i contadini ne approfittarono: accesero dei fuochi in modo che, qualora la volpe si fosse avvicinata ai polli, la coda avrebbe preso fuoco. La volpe smise di dare l’assalto ai pollai e nacque il proverbio toscano: “Chi ha la coda di paglia ha sempre paura che gli pigli fuoco”.

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