Il mito di Aracne

Aracne trasformata in ragno.

Il mito di Aracne, raccontato da Apuleio nelle Metamorfosi (II sec. d. C), narra che la tessitrice Aracne, originaria della Lidia, (regione greca del XIV sec. a. C) era talmente abile nella tessitura da suscitare l’invidia della dea Atena, padrona di questa arte.

Aracne osò sfidare la dea, affermando che lei non sarebbe stata in grado di eguagliare la sua bravura.. La dea Atena, si trasformò in una vecchina, per convincerla a ritirare la sfida ed essere più umile, ma Aracne, anziché ascoltarne i consigli, rispose con molta arroganza affermando, ancora con superbia, di essere più brava della stessa dea.

Atena e Aracne si sfidano nella tessitura.

Atena fu costretta ad accettare la sfida.

Entrambe erano bravissime e lavorarono alla tessitura per giorni e notti, l’una di fronte all’altra. Aracne, che aveva raffigurato i vizi e gli amori degli dei, aveva tessuto una tela così bella da sembrare che gli dei dell’Olimpo dovessero prender vita. Naturalmente Atena s’indignò e, accecata dall’invidia, distrusse il lavoro di Aracne che, impaurita, fuggì nel bosco dove tentò di impiccarsi. Non ci riuscì, perché Atena aveva in serbo una punizione ben peggiore: trasformò Aracne in un ragno, condannandola a tessere tutta la vita, e non con le mani, ma a filare con la bocca, come fanno i ragni, pendendo proprio da quell’albero su cui voleva suicidarsi.

L’insolenza e la tracotanza, che nella cultura greca antica erano denominate hỳbris , rappresentavano il tentativo dell’uomo di prevaricare il potere divino, ma l’orgoglio ostinato di chi sopravvaluta le proprie forze viene sempre punito, più o meno direttamente, dagli dei. Questo di Aracne è’ un mito ancora utile per ricordarci che alimentare sentimenti di orgoglio e presunzione, o essere tracotanti, non conviene mai.

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