Il lupo e la gru. Fedro e la Favola con finalità morale.

25 agosto 2019

A un lupo che stava divorando una preda, improvvisamente, si conficcò un osso in gola. Cercò inutilmente l’aiuto da tutti gli animali del bosco promettendo che, se lo avessero liberato da tanto dolore, lui avrebbe concesso premi e favori.

Solo la gru si lasciò convincere, accettò di aiutarlo e spinse il collo lungo dentro le fauci del lupo liberandolo dell’osso, ma quando chiese il compenso promesso, il lupo le disse: “Sei un’ingrata, sei entrata e uscita dalla mia bocca sana e salva e ti permetti di chiedermi un compenso?”.

L’insegnamento di questa favola suggerisce di non aiutare i disonesti sia per non commettere un reato, sia per non costatare che essi non ci saranno mai riconoscenti. Anche questa Favola, come tutte le altre scritte da Fedro, nel I secolo d. C., aveva una finalità moraleggiante: indicava agli uomini come vivere correttamente, praticando la prudenza, la laboriosità, e la consapevolezza dei propri limiti.

I personaggi delle favole erano per lo più animali che rivelavano le caratteristiche degli uomini, con i loro vizi, gli errori e i difetti. Così il lupo rappresenta la ferocia, l’agnello la docilità, il cane la fedeltà, la volpe l’astuzia, l’asino la soggezione. Pensando alle favole ci vengono sempre in mente i bambini come se fossero create per loro in realtà le Favole che sono brevi racconti letterari, spesso in versi, si diffusero grazie al poeta greco Esopo, uno schiavo della Frigia, vissuto nel VI secolo a.C. che raccolse e trasformò in genere letterario moltissime storie che erano state tramandate a voce. Successivamente,  nel I sec.d. C.,  Fedro le rielaborò.

                                                                                                              Fedro

Dopo millenni, è ancora radicata la rassegnazione degli umili al potere politico.

Fedro era nato in Macedonia intorno al 20 a.C., era stato portato a Roma ancora bambino e dato come schiavo ad Augusto, che gli concesse la libertà per meriti probabilmente letterari.

Prima del 31 d.C, proprio sotto l’imperatore Augusto, Fedro pubblicò i primi dei suoi cinque libri di Favole, che utilizzò come protesta sociale degli umili contro il potere politico o il tiranno del momento. Nei suoi racconti, tuttavia, non compare la violenza aggressiva di chi si rivolta contro il potere, piuttosto si sente l’umile rassegnazione di chi vuole, semplicemente, fare notare i peccati che vanno corretti, non i peccatori.

Fedro nei suoi brevi racconti rappresenta la vita concreta e ormai rassegnata di chi deve vivere in una società violenta e oppressiva. Egli, dunque, non agisce scrivendo Favole di un realismo spietato per scagliarsi contro una precisa persona, né per trasformare la realtà, piuttosto, la sua protesta e quella dell’umile che non vede vie d’uscita o speranza di cambiamento sociale. Anche oggi il timore verso chi esercita il potere tiene buona parte del popolo lontano dai temi della politica.

La rassegnazione e la mancanza di speranza nel cambiamento sembrano oggi un sentire comune, ma se ieri la rassegnazione di Fedro produceva Favole, oggi la rassegnazione produce solo sterili e inefficaci lamentele.

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