Il libro “AforiSmart. L’Amore e la Bellezza” di Anna Maria Onelli, nella postfazione di Margherita Frappa

di Anna Maria Onelli                                                                          11 febbraio 2021

 
                                                                           Postfazione di Margherita Frappa
Nell’avere tra le mani questo libro, provo emozione e gratitudine; curarne la postfazione, contribuendo con un’appendice di senso, è stato un impegno ma anche un onore.
 
“Per poter parlare d’amore devi averlo dentro”, leggevo questo aforisma qualche giorno fa e mi è ritornato spesso in mente nella lettura di questo libro. Io aggiungerei che, anche, per parlare della bellezza, in una prospettiva Kantiana, devi, necessariamente, essere bello. Sì, perché parlare d’amore, di bellezza, significa parlare di sentimenti, “del sentimento” per eccellenza, e chi avrebbe potuto trattare questo tema se non lei, Anna Onelli, bellissima e sensibile creatura dall’empatia, talvolta, sovrumana?
Dalla lettura di ogni brano traspare l’attenzione verso il lettore nella speranza che egli arrivi a percepire il suo pensiero, che lo faccia a cuor leggero ma con consapevolezza, partecipando alla conoscenza e agli studi ai quali, lei, ha dedicato gran parte della sua vita.
Da questo punto di vista, il libro, è di per sé, un atto d’amore ed io l’ho letto con grande venerazione.
Più che un libro, oserei definirlo una “memoria”, un passaggio nel tempo, per meglio comprendere questi temi universali, che sono stati trattati in due capitoli: il primo dedicato all’Amore, il secondo alla Bellezza femminile. Questa struttura e l’uso esplicativo delle note, consentono una lettura agevole a più livelli e costituiscono un supporto meditativo per approfondire due questioni che, nei secoli, si sono reciprocamente influenzate.
L’Autrice inizia il suo percorso sui temi ricorrendo ai Miti, alla Storia, all’Arte che hanno tratto energia proprio dall’amore e dalla bellezza.
L’amore, sentimento noto fin dall’alba dei tempi, una passione che nasce prima dalla vista, per passare poi dal pensiero e, infine, raggiungere il cuore. I brani ne evidenziano tutte le sue manifestazioni: amore elargito, tradito, ingannato; amore che racchiude un’ampia varietà di sentimenti e atteggiamenti differenti come amicizia, complicità, spiritualità, desiderio, eros, ma anche attaccamento per giungere fino all’auto-annientamento.
I brani consentono di affrontare, di volta in volta, la complessità dei sentimenti che coinvolgono i protagonisti rendendo più semplice e univoca la definizione dell’amore; sentimento che ha subito, ma talvolta, come si evince dai brani, ha condizionato la cultura dei vari contesti storico-culturali che si sono succeduti nel tempo.
Anche la bellezza femminile, come l’amore, è stata oggetto di studio nei secoli per filosofi, letterati e artisti e da sempre ci si interroga sul concetto di bellezza: oggettiva o soggettiva?
La lettura dei brani che ci accompagna nel tempo e nelle culture ci mostra come si sia modificato il concetto di bellezza nel corso dei secoli: dai corpi agili e simmetrici delle donne egiziane alle donne giunoniche dell’antica Grecia; dalle donne formose del Rinascimento alle donne androgine degli anni Venti. C’è stato un alternarsi incessante dei canoni di bellezza che continua ancora oggi.
Nel testo, l’Autrice sottolinea la capacità dell’arte di trasmetterci non solo la bellezza ma il pensiero, gli impulsi, gli stili di vita di intere civiltà. L’Arte, è stato anche un mezzo per commuovere e persuadere: se gli artisti medievali rappresentavano la donna come un’adolescente per evidenziarne la “sacralità”, gli artisti rinascimentali la mostravano nuda in tutta la sua capacità seduttiva. Fu solo nel 1700, quando l’illuminismo separò il ragionamento dal sentimento, che la bellezza si mostrò con il suo duplice volto di bello e sublime. E qui, l’autrice espone, con il massimo della naturalezza, due concetti filosofici complessi: il sublime di Burke e il pensiero moderno di Kant, per il quale la bellezza è un sentimento che nasce dentro di noi e che proiettiamo sul mondo esterno, pertanto, l’uomo dichiara belli gli oggetti che corrispondono al suo sentimento di armonia: il bello in sé non esiste. Evidenziando questa differenza tra il Bello e il Sublime, l’Autrice ci offre uno strumento fondamentale per comprendere la bellezza malinconica delle donne dell’Ottocento. Sembra prenderci per mano, nel mostrarci come la mania della bellezza abbia portato le donne, nei secoli e nelle diverse civiltà, a sottoporsi a torture spesso fatali: l’avvelenamento da biacca, spalmata sulla pelle per renderla bianchissima, la rottura delle costole per indossare busti di stecche di balene o il bendaggio ai piedi per impedirne la crescita. Oggi, nel terzo millennio, s’impazzisce per il fitness, si insegue un ideale di magrezza, ritenuto un sinonimo di bellezza, fino a farne un’ossessione che spesso sfocia in anoressia.
Le donne pur avendo abbandonato gli stereotipi, troppo distanti dai corpi reali, avendone la possibilità, fanno sempre più ricorso alla medicina estetica o alla chirurgia, per modellare un corpo senza imperfezioni. L’autrice, riafferma il legame, caro ai Greci, tra bellezza fisica e bontà d’animo, tra bellezza esteriore e bellezza interiore, e termina l’opera con una domanda che vuole essere una provocazione: “Se la bellezza fosse un’arma a doppio taglio?” A tal fine ricorda l’opera di Naomi Wolff “The beauty Myth” ovvero Il Mito della bellezza, visto come un mezzo per rafforzare il potere maschile in cui gli uomini hanno imprigionato le donne per contrastarne il potere crescente.
Ringrazio Anna Onelli per aver chiesto la mia compagnia, come postfatore, in occasione della pubblicazione di questo suo libro che tesse più fili: quello dell’amore e della bellezza nonché quello della nostra amicizia, nata su corrispondenze comuni, su esperienze di vita professionale e sull’impegno culturale e pedagogico. Le articolazioni di questo testo entrano nel merito di argomenti e temi da cui l’educazione e la formazione dei giovani non possono prescindere.
Oggi, più che mai, è necessario educare ai sentimenti, alle relazioni, alle emozioni per formare personalità non violente, che porteranno alla costruzione collettiva di una società pacifica.
Siamo tutti consapevoli che tra il Bello e il Bene, quindi l’amore, esiste un legame misterioso, inafferrabile. La letteratura, la filosofia, la religione stessa, attribuiscono alla bellezza e all’amore un concetto universale che potrebbe ricomporre il disordine della realtà.
Ho trascorso la mia vita tra libri, studenti, colleghi, associazioni varie per questo affermo che consiglierei la lettura di questo libro sia ai giovani, sia agli adulti.
Se “La bellezza salverà il mondo”, sarà comunque l’Amore che contribuirà all’arricchimento e al completamento di un percorso di vita stupendo. 

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