Il filo di Arianna

Reggia di Minosse
Minotauro – Kylix, ca. 515 a.C., Museo Arqueológico Nacional de Espana.

Sull’isola greca di Creta, a Cnosso, duemila anni a. C., regnava il re Minosse, che aveva sposato Pasifae; questa aveva fatto un torto alla dea Afrodite che la maledisse facendola innamorare di un toro bianco bellissimo. Con uno stratagemma Pasifae si unì con lui, generando un figlio che era metà uomo e metà toro, in sostanza un mostro, fu dunque chiamato Minotauro (minos = re; taurus = toro).

Minosse ordinò all’inventore Dedalo di costruire un labirinto in cui rinchiudere il crudele Minotauro al quale, ogni nove anni, la città di Atene, allora sottomessa a Creta, doveva inviare quattordici giovani da dargli in pasto, poiché mangiava solo carne umana.  Il figlio del re Egeo, Teseo che doveva condurre ad Atene i giovani da sacrificare, si unì a loro; partì issando sulla nave vele nere, promettendo al padre che, se avesse ucciso il Minotauro, sarebbe tornato dopo aver issato le vele bianche.

Il Minotauro
Arianna vede la nave di Teseo allontanarsi

Quando Teseo giunse a Creta con le vittime da sacrificare, Arianna, figlia del re Minosse s’innamorò perdutamente di lui, e lo aiutò a uccidere il fratellastro. Dette a Teseo un filo per ritrovare l’uscita  dal labirinto, dopo aver ucciso il mostro. Teseo riuscì nell’impresa e, come aveva promesso ad Arianna, la portò con sé, ma dopo una sosta nell’isola di Nasso, Teseo non mantenne la promessa e abbandonò Arianna mentre lei dormiva. Egli partì in gran fretta, dimenticando di issare le vele bianche come aveva promesso al padre Egeo. 

Arianna, al suo risveglio capì di essere stata abbandonata cioè “piantata in Nasso”, nel tempo questo termine si modificò diventando “in asso”. . 

Il padre di Teseo, vedendo tornare la nave del figlio con le vele nere, pensando fosse morto, si gettò nel mare, che da allora fu chiamato Mar Egeo.   

Kylix (coppa da vino attica), immagine sul fondo: Egeo che consulta l'oracolo della Pizia, seduta sul tripode delfico

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