“Il Bacio” e ” Il mito di Danae”. Gustave Klimt

di Anna Maria Onelli

4 agosto 2019

Gustav Klimt (1862-1918)

Il famoso pittore, quando riceveva domande troppo personali, rispondeva:

Chi vuole sapere più su di me, cioè sull’artista, l’unico che vale la pena di conoscere, osservi attentamente i miei dipinti per rintracciarvi chi sono e cosa voglio”.

 In effetti, è osservando le sue opere che comprendiamo meglio quest’artista, nato vicino a Vienna, nel 1862: un uomo poco socievole, che si esprimeva con un forte accento viennese e un umorismo piuttosto greve. Egli non amava scrivere e lo faceva in modo sgrammaticato, giungendo a trasformare il suo nome in “ Clint”.

Amò bellissime donne, scelte tra le sue modelle o tra le committenti dell’alta borghesia; fu padre riconosciuto di almeno quattordici figli, ma non si sposò mai. Come artista fu molto criticato, per il suo stile troppo sensuale ed erotico, molto evidente nei soggetti rappresentati e in numerosi simboli che compaiono nei suoi dipinti, come chicchi di caffè per evocare l’apparato sessuale esterno femminile, rettangoli per indicare quello maschile, o spirali per richiamare gli elementi fecondi.

A Vienna decorò e dipinse diversi palazzi, perché la Vienna di fine Ottocento era piuttosto benestante, quindi la città era continuamente abbellita con nuove piazze, musei, teatri che erano decorati dai più grandi artisti.

Nel 1894 l’Università di Vienna aveva commissionato all’artista decorazioni su pannelli da sviluppare in tre facoltà: Filosofia, Medicina e Giurisprudenza. Klimt aveva rimandato i lavori per anni, ma quando presentò i pannelli, essi furono molto contestati dai docenti che li giudicarono troppo sensuali. Ad esempio, egli aveva raffigurato la filosofia disegnando un giovane totalmente immerso nei suoi pensieri, circondato da coppie che si stringevano in abbracci appassionati. Il rettore dell’università, osservando il dipinto, disse che il ragazzo non sembrava di certo pensare alla filosofia. Così l’artista rifiutò l’incarico, ruppe il contratto e restituì l’anticipo.

L’11 gennaio del 1918, il pittore ormai famoso ebbe un ictus e morì a cinquantasei anni, mentre tornava dalla Romania.

Due opere: “Il Bacio” e “Danae”

Le produzioni dell’artista sono state numerose ma desidero porre l’attenzione su due opere che si caratterizzano per una spiccata sensualità, per  eleganza e perché riflettono la creatività e il simbolismo erotico che caratterizzano lo stile di Klimt. “Il bacio”, è un’opera  la cui immagine è divenuta una specie di marchio dello stile liberty, riprodotta su vari materiali e fortemente commercializzata. Se in quest’opera l’artista esalta l’amore, in “Danae”,  affronta il tema della violenza sessuale in mitologia. Le due opere appartengono al “periodo aureo” caratterizzato dall’uso di splendenti colori dorati, un periodo che terminò nel 1909, quando l’artista modificò il proprio stile e scomparve ogni doratura.

"Il Bacio"

“Il bacio”di Klimt e lo stile Liberty.

Tra la fine dell’800 e il primo decennio del 1900 si sviluppò in Francia, per poi diffondersi in Italia, Europa, Stati Uniti, un movimento artistico e filosofico, chiamato Art Nouveau o Arte Nuova, che in Italia fu detto Stile Liberty. Lo Stile Liberty fu anche chiamato stile floreale, poiché nelle opere prevalgono le linee curve, i motivi floreali, gli arabeschi e gli animali stilizzati. L’Arte Nuova fu un movimento che voleva rompere con il passato quindi influenzò la scultura, la pittura, l’architettura e il design, affermando il concetto di “arte totale”: in stile liberty si realizzarono nuove linee di abiti, gioielli, arredi, sculture, palazzi e chiese. 

Gustav Klimt (1862-1918) fu uno degli artisti più rappresentativi dello stile Liberty. L’immagine del  suo grande dipinto quadrato, “Il Bacio”, realizzato nel 1908, l’ ammiriamo come un marchio su poster, tazzine, copertine di block notes, arredi. L’opera ritrae due amanti, inginocchiati su un  prato fiorito irreale, avvolti in un’aureola luminosa. Essi, mentre si abbracciano, sembrano fondersi l’uno nell’altro: l’uomo con la sua presa volitiva e forte, la donna dolcemente abbandonata, evocano il trionfo dell’amore e celebrano l’attrazione fra i due sessi. L’artista, che era rimasto influenzato dalla bellezza dei mosaici bizantini del V e VI secolo d.C., visti a Ravenna, realizzò il fondo dorato di quest’opera, con l’applicazione di oro in foglia. Klimt usò i simboli  per rappresentare la sessualità maschile e quella femminile. Infatti realizzò i motivi decorativi riservando  tessere geometriche, verticali e spigolose per l’abito di lui, mentre utilizzò forme tondeggianti e colorate su quello di lei. I loro corpi si fondono in quest’abbraccio, uniti da una luminosa crisalide aurea sulle loro teste. Gli abiti del dipinto, pur impreziositi dalle decorazioni in oro, hanno foggia simile alle tuniche, lunghe, semplici e disadorne, portate da Klimt e dalla compagna Emilie Flöge che le indossò liberandosi del corsetto, utilizzato dalle donne del suo tempo.

"Danae"

Klimt dipinse “ Danae” nel 1908, prendendo spunto dal Mito di Danae, raccontato da Ovidio nelle Metamorfosi dell’Ottavo secolo d. C.

In questo quadro, che oggi si trova alla Galerie Wurthle di Vienna, lo stile erotico di Klimt è evidente.  “Danae” era l’eroina della mitologia greca, che fu rinchiusa in una torre dal padre Acrisio, il re d’Argo, perché temeva si avverasse una profezia: lui sarebbe stato ucciso dal figlio di Danae. Il dio Zeus, che si era innamorato di lei, nonostante fosse isolata, riuscì a superare i muri di pietra per amarla. Giacque con lei, rendendola madre di Perseo. Spaventato da questa maternità, Archisio, rinchiuse Danae e il figlio in una cassa e li gettò in mare, ma essi non morirono, poiché Zeus li salvò facendo arenare la cassa su un’isola. Danae conobbe il Re di quel luogo che la sposò e crebbe Perseo come un figlio. Quando il re morì, durante i giochi svolti ai suoi funerali, Perseo lanciò un disco che cadde sulla testa di un invitato: era proprio Archisio. La profezia, dunque, si avverò: Archisio fu ucciso dal nipote.

In mitologia era piuttosto comune che Dei o Re o guerrieri eroi, per avere una stirpe, per soddisfare il loro piacere o per vendetta, violentassero impunemente le donne più belle, per poi innalzare l’atto dello stupro a unione quasi sacra, perché compiuta tra la divinità e un essere mortale.

Questa idea sembrerebbe aver avuto anche Klimt quando dipinse Danae, proprio nel momento della violenza: lei è posta in una posizione fetale che ricorda la maternità, con il corpo completamente abbandonato e circondato dai capelli. Durante il sonno, Zeus, trasformatosi in pioggia d’oro, abusa di lei, che non mostra l’angoscia della violenza piuttosto un’aggraziata e coinvolgente sensualità: il viso è rilassato quasi in estasi, la mano in preda al piacere stringe i veli che le cadono. Sembra evocare, anche con le linee morbide e armoniche del corpo, non uno stupro ma il piacere di un amore condiviso. Klimt che affermava: “Tutta l’arte è erotica”, ha dipinto proprio vicino ai genitali della donna e mischiato nella pioggia d’oro, un piccolo e astratto rettangolo nero, per rappresentare il principio maschile della generazione e della vita mentre, sul velo orientaleggiante, ha impresso i simboli tondeggianti della fecondità femminile.

lampada in stile Liberty
Palazzo Liberty a Milano
Palazzina Liberty a Milano

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