Ieri, i Giardini “pensili” di Babilonia. Oggi, i giardini coltivati sui terrazzi e i tetti delle case

di Anna Maria Onelli

30 marzo 2021

Nell’antica città di Babilonia, che si trovava nei pressi dell’odierna Baghdad, il re Nabucodonosor, tra il 605 e il 562 a.C., fece costruire i giardini pensili, come regalo alla moglie che desiderava vivere tra i prati delle sue montagne. I giardini pensili, così chiamati perché non erano posti a livello del terreno ma su ogni piano del Palazzo, erano conosciuti come una delle sette meraviglie del mondo antico. Se, nei secoli, molti studiosi ne hanno messo in dubbio l’ esistenza, molti altri pensano che i giardini siano realmente esistiti, finché furono distrutti da un terremoto nel 1° secolo d.C. 

Per irrigarli era stato creato un impianto rivoluzionario : l’acqua del fiume Eufrate veniva canalizzata in due grandi bacini, posti alla base della scalinata dei giardini, da lì, con la forza degli schiavi, l’acqua attraverso ruote di legno veniva spinta al piano superiore dove era raccolta in un altro bacino, con lo stesso processo veniva raccolta al piano ancora più alto, e poi ancora spinta al successivo piano. Dall’ultimo piano l’acqua era ridistribuita su tutti i giardini attraverso “condotti a caduta”, che riportavano l’acqua a terra. creando piccole cascate e ruscelli che mantenevano sempre umido il terreno. Oggi, i giardini pensili , senza la maestosità di quelli babilonesi, sono diventati, anche in Italia, la risposta per creare spazi verdi coltivati non su terreno, ma su edifici, terrazze o addirittura tetti

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