Giorgio de Chirico (1888-1987)”Le Muse Inquietanti”

di Onelli Anna Maria

19 febbraio 2019

De Chirico (1888-1978) “Le Muse Inquietanti” dipinto a Ferrara nel 1917,

Quando, per la prima volta, viddi quest’opera di De Chirico, “Le Muse Inquietanti”, mi chiesi cosa lui volesse dirci. Io non mi ero mai avvicinata alla pittura Metafisica. 
Oggi posso dire che il quadro ben la rappresenta, perché ci mostra una realtà che solo in apparenza assomiglia a quella che conosciamo. Infatti, la parola “metafisica” significa “che va oltre il fisico”, oltre ciò che è reale e concreto. 
Pittori di questa corrente, come De Chirico, Giorgio Morandi, Carlo Carrà non vollero dipingere la realtà, ma non la rifiutavano; pertanto essi dipingevano sì, gli oggetti reali, però li collocavano fuori dal luogo in cui solitamente li vediamo. Per questo diciamo che la pittura metafisica ”va oltre il reale”. 
Nel quadro, la scena è una piazza. E’ irreale per la prospettiva deformata che la ingrandisce, per il pavimento di legno tipico di un palco, per la luce scura che colora il cielo e gli oggetti, nonostante sotto questi si allunghino le ombre. Sullo sfondo, l’antico castello estense di Ferrara, ha le finestre buie e si contrappone a una moderna fabbrica con alte ciminiere da cui non esce fumo. Tutto appare vuoto, inutilizzato. In primo piano sono raffigurate le muse, due statue, poste l’una di fronte e l’altra di spalle, questa è seduta, con la testa smontata, simile a una maschera africana, appoggiata ai suoi piedi. Le Maschere che erano care alla pittura parigina del primo 1900 e a Paolo Picasso, non furono mai amate da De Chirico.

E’ una scena senza tempo, dove manca la vita e le statue come manichini hanno sostituito gli uomini.  Le muse, figure mitologiche che proteggevano le arti, qui diventano “inquietanti” perché devono indicare la strada che va oltre le apparenze, oltre la realtà, dove gli uomini “passano” e il tempo diventa eterno. Molti artisti appartenenti al “Surrealismo” s’identificarono con De Chirico e lo considerarono un precursore della corrente surrealista. Non gli perdonarono mai di aver abbandonato il linguaggio metafisico, che fu in auge solo per pochi anni, dal 1917 al 1921.

Palazzo della Civiltà italiana o Palazzo della Civiltà del Lavoro. Eur (Roma)

De Chirico influenzò l’architettura italiana, infatti, le sue opere, almeno dieci, raffiguranti “Le piazze d’Italia”, colpirono per l’apparente semplicità di ciò che mostrano e per molti elementi ricorrenti: atmosfera irreale, strane ombre lunghe, prospettive deformate, sculture classiche, alti portici classicheggianti.
 Il regime fascista, apprezzò tanto questo linguaggio metafisico che ci s’ispirò per realizzare un proprio stile architettonico. Fece costruire piazze e palazzi in cui ingigantì le proporzioni e si disinteressò della loro funzionalità, pur di recuperare un nuovo classicismo. Un esempio è rappresentato dalla struttura del Palazzo della Civiltà all’Eur, quello che in molti hanno definito il nuovo Colosseo o “Colosseo quadrato”

Lascia un commento