Giordano Bruno, il frate arso vivo

di Anna Maria Onelli

3 ottobre 2019

Il frate filosofo, pur sapendo che “chi è al potere lotta solo per conservarlo,” provò a trasformare la Chiesa cattolica che lo giudicò un eretico e lo condannò al rogo. Il 17 febbraio del 1600, Giordano Bruno, fu portato in Piazza Campo dei Fiori, fu denudato, legato a un palo e arso vivo. Le sue ceneri furono gettate nel Tevere. Aveva avuto il torto di divulgare nuove idee sulla Sacra Scrittura, sulla Trinità, sul Cristianesimo e sull’Universo, negando tra l’altro, l’immortalità dell’anima e la creazione come fatto divino. Si era anche permesso di giudicare i frati oziosi, pericolosi, noiosi. Nei secoli egli è divenuto il simbolo del libero pensiero e dell’intellettuale che non si è piegato ai vincoli dell’autorità.

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