Frida Kahlo (1907-1954)

AUTORITRATTO “LA COLONNA SPEZZATA”, 1944 


 

Mi ha sempre stupito l’immagine di Frida Kahlo, pittrice messicana del primo 1900.

Le sue disabilità furono oggetto di scherno e di denigrazione, eppure essa non perse mai la sua personalità forte e passionale, il suo spirito indipendente, il particolare talento con cui seppe imprimere sulla tela la sua sofferenza. Lei stessa raccontava di portare gli stivaletti per nascondere una gamba più piccola dell’altra, a causa della poliomelite che l’aveva colpita a sei anni.

E’ comunque nel 1925, a 18 anni, che la sua vita cambiò radicalmente, perché uscendo da scuola rimase gravemente ferita in un terribile incidente: la colonna vertebrale si spezzò in tre punti, si fratturò le costole, si ruppe una gamba e un piede, non poté più avere figli perché un ferro le era entrato nell’anca sinistra ed era uscito attraverso la vagina.

Rimase a letto immobile, stretta nei busti di gesso, per tanti mesi ed iniziò a dipingere autoritratti utilizzando la sua immagine riflessa da uno specchio che aveva fatto mettere sul soffitto della sua stanza. Nel 1944 fu costretta a indossare un busto d’acciaio, così dipinse questo quadro: è Lei, con il busto squarciato, in cui una colonna rotta in più punti, non riesce a tenerla in piedi. Molti chiodi sono conficcati ovunque, per esprimere il suo martirio.

Quando morì, a soli 47 anni, dopo che le fu amputata una gamba per cancrena, lasciò scritto:

“Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più”.

Ciao, coraggiosa Frida.
  

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