Follia e creatività vanno di pari passo? (Alda Merini)

Un’esortazione di Alda Merini che ci tocca l’anima 

6 agosto 2019

Follia e creatività’… è vero che vanno di pari passo?

Certamente no. Per molto tempo si è ritenuto che nella persona che manifestava una vena di follia si nascondesse sempre un genio, una persona creativa, ma oggi è certo che follia e genialità sono due termini che non vanno di pari passo. 

E’ comunque vero che artisti dalla grande vena creativa (i pittori Caravaggio, Michelangelo, Vincent Van Gogh), o uomini capaci di cambiare il corso della storia (Napoleone Bonaparte, Winston Churchill) o scrittori di livello (Nikolayevitch Tolstoj, Virginia Woolf e Mark Twain), la stessa Alda Merini, hanno tutti sofferto di un disturbo psichiatrico, definito disturbo bipolare. 

Un disturbo che colpisce il comportamento e l’umore della persona che alterna comportamenti maniacali (in cui è iperattiva, spregiudicata, soffre d’idee deliranti o pensieri frenetici, o prova un incontrollabile desiderio sessuale), a comportamenti depressivi caratterizzati da stanchezza, isolamento, problemi di memoria, pensieri o tentativi di suicidio. E’ probabile che molti artisti abbiano prodotto le opere migliori durante la fase maniacale, sfruttandone l’euforia e l’energia. Per contro la fase depressiva grave ha portato Virginia Woolf, Vincent Van Gogh, il cantautore, Kurt Cobain, al suicidio.

Dalle opere della scrittrice e poetessa Alda Merini (1931-2009), che paradossalmente non fu ammessa al liceo per non aver superato la prova di italiano, emerge come la sua saggezza non sia stata scalfita dagli innumerevoli ricoveri in ospedali psichiatrici, dove era internata quando diventava ingestibile e aggressiva. La poesia fu la sua medicina ma lei sarebbe stata grande anche senza il disturbo bipolare. Un pacchetto di sigarette, il cappello di paglia, la foto del marito, 20 euro nel reggiseno, l’accompagnarono nella sepoltura.