La “Festa della donna”

di Anna Maria Onelli

3 marzo 2019

8 Marzo, la “Festa della donna”

Che cosa è cambiato.

Oggi, alla vigilia dell’8 marzo ben tre donne, la più giovane di soli 23 anni, sono state trovate uccise in casa. E’ una Festa della Donna segnata ancora dalla violenza, senza contare le donne ferite, picchiate, maltrattate nelle mura di casa, o violentate. 

Una contabilità dell’orrore per delitti che avvengono principalmente “in ambito familiare o affettivo” dove mariti, conviventi, ex partner, fidanzati, ma anche padri, fratelli, si trasformano in carnefici, perché non “reggono” la fine di un rapporto e annegano la propria rabbia nel sangue. 

La festa nacque per ricordare le conquiste politiche, sociali ed economiche delle donne e le violenze che hanno subito nella storia.  Si scelse di festeggiare ogni 8 marzo per ricordare l’incendio divampato, nel 1908, nell’industria tessile Cotton di New York, occupata durante uno sciopero, da 129 operaie tessili che morirono bruciate.

In Italia la prima giornata della donna si è svolta il 12 marzo del 1922, ma solo nel 1944 l’UDI (Unione Donne Italiane)ne fissò la data all’8 marzo. La mimosa, come fiore simbolo di questa giornata, fu scelto e introdotto nel 1946, perché è un fiore poco costoso. 

La rivendicazione dei diritti sociali e della parità di genere sta miseramente naufragando di fronte a un’errata concezione del rapporto di coppia che prima è un atto di conquista, poi si trasforma in un rapporto di forza. 

Come donna mi sento ferita, di fronte a un giudice che ha attenuato la responsabilità di chi ha ucciso una donna considerando il gesto come conseguenza di una “tempesta emotiva” determinata dalla gelosia. Per me, qui l’amore e la passione non c’entrano proprio.

Il ministro (lascio volutamente il termine al maschile perché per me la funzione che si svolge non ha sesso), Giulia Bongiorno, ha assicurato l’approvazione di una nuova Legge “Codice rosso” per garantire tempi veloci di protezione a una donna che denuncia una violenza. Ritengo che agire solo sulle Leggi, non sarà sufficiente a fermare questo fenomeno, che richiede un cambiamento culturale.

In Famiglia e a Scuola, è necessario rivalutare l’immagine di genere e il ruolo della donna e fornire ai nostri giovani gli strumenti per riconoscere le proprie emozioni e imparare a controllarle.

 

 
 

 

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