Dov’è finito il senso civico degli Italiani

di Anna Maria Onelli

20 marzo 2020

Stiamo a casa per fermare il covid 19

Dopo appena qualche giorno di quarantena per allontanare il contagio da coronavirus, in molte città, si cantava l’inno di Mameli sul balcone. Mi è piaciuto, perché mi sembrava il canto di speranza di un popolo, che cercava nell’unione la forza di combattere. Ora vedo che i flash mob si moltiplicano: chi canta, chi suona e chi balla sul balcone, chi improvvisa show da casa. Stiamo banalizzando anche la sofferenza e la morte, e stiamo trasformando una tragedia planetaria in una vacanza. L’aria sembra quella della festa.

Battiamo le mani a medici e infermieri, cantiamo sui balconi e ci sentiamo per questo un popolo eroico e grandioso. Che scemenza. Io, che non ho mai sopportato l’esternazione inutile e la retorica, vivo  questi applausi e i canti a squarciagola come mancanza di compartecipazione emotiva e di rispetto  della sofferenza e dei sacrifici di quelle persone che lavorano in corsia e si infettano, dei morti e degli intubati, ma anche di tutti quelli che devono tenere aperti i negozi, per garantirci i consumi essenziali e permetterci di stare protetti a casa. Io avrei preferito che ognuno fosse stato colto da una paura lucida perché solo questa avrebbe dato  la consapevolezza e la coscienza del pericolo e soprattutto la forza di affrontarlo. Per sconfiggere la paura bisogna guardarla in faccia  anziché esorcizzarla. Solo così si diventa responsabili. Per noi non è facile perché siamo cresciuti e abbiamo cresciuto i giovani, in una società, dove tutto si può fare, ci siamo risparmiati e abbiamo risparmiato ai figli ogni privazione, facendoli vivere in un mondo di balocchi in eterna libertà. Oggi che questa libertà viene meno, tutti, anche noi adulti, pretendiamo di essere intrattenuti, come i bambini, non si rinuncia a niente: ci si fa intrattenere per tener su il morale, non si può rinunciare alla corsetta, all’incontro con “l’amata”, alla dose di droga o di alcool.

Siamo quelli che devono fare la pasta in casa e mangiare i “panzerotti”, convinti che la reclusione passerà presto e che “noi ce la faremo”. Eppure abbiamo riscoperto l’egoismo e il cinismo verso gli anziani e le persone fragili, che possono anche morire tanto non servono a niente. Abbiamo visto cadere gli appelli a stare a casa da parte di chi dimostra una totale mancanza di senso civico, gira per le strade infischiandosene di poter infettare parenti, amici, intere città, vuole ignorare che gli ospedali sono al collasso, che più di tremila  medici e infermieri si sono infettati, che i cimiteri sono chiusi e non si possono onorare degnamente i morti. Cosa c’è dietro questo menefreghismo?

C’è una società adolescenziale, mai cresciuta, che vede in questa sventura solo il disagio di essere privata della libertà.  Non ci resta che affrontare da adulti questa tragedia aumentando la nostra autostima e cercando nuovi strumenti che ci serviranno anche per difenderci dagli effetti psicologici che procurerà la costrizione in un luogo limitato. Io mi do forza pensando che se siamo qui come genere umano è perché abbiamo superato tutti i problemi, dunque  seguo i bollettini ma guardo ad una prospettiva più lunga dalla quale tutti noi, anche i più giovani, impareremo ad apprezzare di più la vita, a difendere il grande dono della salute e a non dare mai niente per scontato. Io, che ho sempre creduto nella forza dell’istruzione, oggi mi chiedo, dove è finito quel popolo di santi, di navigatori, di poeti, che eravamo?

Ho sentito bande d’imbecilli senza studio, i quali affermano che la Terra è piatta; ho osservato molti che, per non apparire deboli, si mostrano costantemente su di giri e forzosamente “gaudenti”; ho visto un gruppo anche folto di ubriachi che, in piazza, dichiarava di non credere al contagio del coronavirus, invitando tutti a uscire senza temerlo; noto che ancora sono troppi quelli cui la casa sta stretta ed escono per girovagare ponendo gli altri a rischio di contagio. Ecco, è su questa mancanza di totale senso civico e di neuroni bruciati, che dobbiamo pensare a ricostruire. Sarà dura, ma ripartiremo tutti insieme e questo aiuterà la nostra rinascita

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