Diego Armando Maradona e gli insegnamenti che non sa di averci lasciato

di Anna Maria Onelli

28 novembre 2020

Diego Armando Maradona (1960-2020)

Credo che Maradona, il più grande calciatore di tutti i tempi,  non avrebbe mai potuto immaginare come la sua vita, nel bene o nel male, possa essere per tutti fonte d’insegnamento, una sorta di guida per tutti quelli che alla vita vogliono dare un senso. Vale anche per me, che non sono mai stata attenta a ciò che accade sui campi di calcio. Maradona è stato un “piccolo/grande” uomo, che ci lascia in eredità valori ineguagliabili: la certezza che ci si può riscattare da una vita misera e di stenti; l’esempio che ogni obiettivo si raggiunge quando si coltiva una passione dedicandovi impegno e sacrificio; la necessità di saper gestire il successo perché può chiamarci intorno persone inaffidabili; le conseguenze degli abusi di alcool e droga, capaci di annientare ogni fisico e ogni dedizione; le conseguenze derivanti dalle numerose donne frequentate, tra figli riconosciuti e non. Non solo un mago del pallone, ma un uomo generoso, morto da solo, che si è mostrato in tutte le sue fragilità, uno che potrebbe “essere tutti”. Il tributo, il pianto degli argentini e dei napoletani, le espressioni di dolore mostrate dal mondo intero, anche dai bambini che non l’hanno mai visto giocare e vivono l’emozione dei loro padri, mette a nudo la necessità di tutti gli uomini di stringersi intorno a un mito,  di avere un simbolo comune da condividere, che ci dia identità e ci faccia sentire uniti e forti.  Ora il simbolo è stato lui, Maradona, il Pibe de Oro. Chissà se sarà sufficiente a farci comprendere che non la disgregazione e l’individualismo, ma solo i simboli comuni ci uniranno,  rafforzando la nostra identità di popolo. Mai come in questo momento storico ne abbiamo bisogno

Lascia un commento