Dal Cile al Libano, dalla Giordania all’Egitto. Popoli stanchi di essere derubati dalla classe politica.

di Anna Maria Onelli 

1 novembre 2019

La rivolta in Libano, ottobre 2019

La diseguaglianza sociale, che vede la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, e il crescere della povertà nella massa, è il motivo per cui, in più parti del mondo, i popoli stanno scendendo in piazza, in rivolta contro i propri governi. Le rivolte stanno infiammando molti Paesi, dal Cile al Libano, dalla Giordania all’Egitto, dove le genti non riescono più a sostenere il peso delle tasse e dell’oppressione fiscale da parte di classi politiche che fanno esclusivamente i propri interessi. In Libano è saltato l’intero sistema politico, che si reggeva su ben 18 confessioni religiose, che alternavano al potere i rappresentanti delle due confessioni maggiori, cioè i cristiani e i musulmani. Questo sistema, che era stato creato per garantire equità, si è rivelato, invece, corrotto e fortemente invischiato in logiche clientelari, dove ogni confessione ha cercato di favorire i propri sostenitori.
La rivolta del popolo in Libano è un esempio della sofferenza di un popolo così vessato dalle tasse che non riesce più a pagare neanche le bollette fondamentali, come quelle della luce.
In Libano vi sono almeno sei milioni di poveri, una povertà esasperata dall’arrivo di un milione e mezzo di profughi siriani, che lì sono immigrati e, accontentandosi di stipendi più bassi , hanno sottratto lavoro alla fascia sociale più debole. La crisi politica interna ha trascinato il Paese in una profonda crisi economica, circa 1 milione e mezzo di libanesi vive con 108 euro mensili, per questo la società civile rivendica i propri diritti.

La rabbia è montata e le persone sono scese in piazza a protestare dopo che il premier libanese Saad Hariri ha annunciato le ultime decisioni del governo di imporre nuove imposte sul tabacco, sulla benzina, finanche sulla messaggistica di Whatsapp, così il popolo ha allargato il proprio malcontento e protesta contro la corruzione, il carovita, il clientelismo. I manifestanti chiedono alla classe politica che, con il potere clientelare e la corruzione, in 30 anni, ha distrutto l’economia del Paese, di andarsene e di lasciare il potere ad un “governo di tecnici”, affinché proceda ad una riforma economica.

Sembrano tardive e inutili le promesse del premier Hariri, che ora si dichiara disponibile a dimezzare gli stipendi di ministri, parlamentari, diplomatici. Ormai la gente vuole che tutti i politici se ne vadano dal governo.
 
 
 

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