Charlie Chaplin e la coscienza

di Anna Maria Onelli

6 agosto 2019

Charlie Chaplin (1889 – 1977), un povero londinese che fece la sua fortuna negli Stati Uniti.

Chi l’avrebbe mai detto che dietro la maschera di Charlot, un vagabondo debole ma furbo, patetico e qualche volta tragico, si nascondesse un pensatore della portata di Charlie Chaplin? Da bambini tutti abbiamo visto i suoi brevi film comici, abbiamo riso delle sue scarpe larghe e sformate, dei pantaloni troppo grandi indossati sotto una giacchetta stretta e corta, del bastoncino con cui gesticolava e accompagnava il suo modo di camminare. Difficile dimenticare la sua bombetta, i suoi baffetti, sotto cui si nascondeva un viso particolarmente bello, padrone dei muscoli facciali con i quali ci comunicava una vasta gamma di emozioni. Nel 1952, mentre era in vacanza in Europa, per le sue idee progressiste, fu ingiustamente accusato di attività antiamericane e gli fu vietato il rientro negli Stati Uniti. Vi ritornò soltanto agli inizi degli anni Settanta, dopo essere stato riabilitato dall’opinione pubblica, ma intanto Hollywood gli aveva definitivamente chiuso le porte. Questa frase breve dimostra ciò che Chaplin ha imparato dalla maldicenza.

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