Anche Manziana (Roma) ebbe il suo cordone sanitario e dette la caccia agli “untori”

di Anna Maria Onelli

11 febbraio 2020

Era 1656, quando giunse a Manziana (Roma), ad Oriolo e nei paesi limitrofi, l’epidemia di peste che aveva colpito Napoli, dove mieteva da 300 a 400 vittime al giorno. Si trattava del bacillo della peste, un’infezione che era passata dal topo all’uomo. Si diffondeva così velocemente, che lo Stato Pontificio, per proteggere Roma dal contagio, aveva emanato un bando contro chiunque avesse fatto entrare nel territorio un appestato o anche i suoi oggetti personali. Si perseguitarono gli “untori”, cioè quelle persone che erano sospettate di diffondere il contagio spalmando ovunque sostanze infette.

A Manziana, per costruire un cordone sanitario, si lavorò  giorno e notte, nella ferriera locale, a forgiare i chiodi indispensabili alla costruzione dei cancelli, che avrebbero dovuto fermare i forestieri, visto che il paese non aveva mura di recinzione. Ma, tutto fu inutile, la peste attraversò i cancelli e fu un vero flagello: si aprirono i Lazzaretti per accogliere gli appestati, sempre più numerosi, mentre le case ormai vuote, venivano disinfettate con vapori di zolfo, calce e aceto.

I Manzianesi, presi dal panico, invocarono la protezione della Madonna delle Grazie. L’epidemia cessò. Si ritenne un miracolo, per questo, fu fatto voto che, ogni anno l’8 dicembre, si sarebbe celebrata  una S. Messa solenne nella chiesetta della Madonna delle Grazie. Solo molto tempo dopo, la celebrazione, fu anticipata all’8 settembre.

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