A Parigi, Londra, Mosca, Pechino, il popolo marcia contro il Governo per la democrazia. E in Italia?

di Anna Maria Onelli

6 settembre 2019

A Parigi migliaia di persone, indossati i gilet gialli, hanno iniziato a manifestare contro il rincaro del carburante, poi hanno esteso la protesta contro il governo Macron.

A Londra, il Parlamento si oppone duramente al primo ministro Boris Johnson, che intende attuare la Brexit, cioè far uscire l’Inghilterra dall’Europa.

A Mosca, migliaia di cittadini, manifestano in piazza per chiedere libere elezioni comunali della città che ha escluso candidati indipendenti dalle liste.

A Hong Kong, migliaia di persone in strada per manifestare contro Pechino, chiedono le dimissioni della governatrice Carrie Lam e il ritiro della Legge sulle estradizioni in Cina; il popolo non vuole più essere soggiogato al  sistema economico e politico della Cina, quindi chiede elezioni democratiche, con suffragio universale.

In tutti questi Paesi, il popolo si mette a rischio per rivendicare la Democrazia, una parola che mantiene, anche per noi, il medesimo significato: composta dal termine greco  demos(popolo) e cratos (potere), indica chiaramente che è una forma di governo basata sul potere del popolo… e in Italia il popolo siamo noi. Un popolo di Santi, di navigatori e di poeti che assistono inerti a ogni “ribaltone” politico, nutrendo la speranza che prima o poi qualcosa cambierà. Io che sono abituata ai fatti, penso che niente cambierà fino a che la Politica rimarrà un argomento “tabù,” cioè un argomento che deve essere accuratamente evitato.

Personalmente, soffro a pensare di dover lasciare ai nostri giovani il peso di mantenere a vita, una moltitudine di politici inconcludenti; soffro nel lasciarli ostaggio di politicanti che sono “buonisti”come soluzione per sviare le responsabilità; soffro nel lasciar loro solo un’inutile speranza, perché l’era dell’ “intellighentia”, che lottava per dare un futuro al nostro Paese, è terminata. Oggi si governa solo con una logica spartitoria delle “poltrone”. Di Maio ministro degli Esteri? Ebbene sì, non importa se non ha adeguate conoscenze dell’inglese, se non ha mai lavorato e dopo un anno di governo non ha maturato competenze per governare o competenze diplomatiche per trattare. Importante per il partito PD è concludere l’accordo e governare per la quinta volta consecutiva senza essere stato eletto dal popolo. Povero di Maio, che pensa di poter contare qualcosa, mentre dovrà fare i conti con il ridicolo cui sarà sottoposto, grazie a questo falso “dono” del PD, che lo pone agli Affari Esteri. Povero perché, in fondo, mi sembra  un buono. Povera Italia, dove il potere elettorale del popolo è annientato. 

Lascia un commento