A “bizzeffe”

di Anna Maria Onelli

10 agosto 2019

Tulipani "a bizzeffe.

Ieri sera sono stata a festeggiare due meravigliosi compleanni, una bellissima festa in cui, tra musica e canti, in un’atmosfera gioiosa, mi sono goduta tutti i famigliari.

Eravamo tantissimi e c’era cibo ottimo “a bizzeffe”.

Da quest’occasione nasce questo post, perché questa espressione “a bizzeffe”, che significa “in quantità”, è usata frequentemente nel linguaggio comune e in quello letterario.

Ma perché si dice”a bizzeffe”?

Lo spiegò Paolo Minucci nel 1688 quando descrisse proverbi e modi di dire popolari italiani, in uso nel Medioevo e nel 1600. Per Minucci quando il sommo magistrato romano concedeva a un imputato la grazia senza alcuna limitazione, scriveva sotto il memoriale. “ fiat, fiat” (sia sia) anziché semplicemente “fiat” (sia), che scriveva quando la grazia era meno piena. In seguito, questa pienezza di grazia fu rappresentata, per brevità, con due “ff”, così chi la riceveva, diceva di averla avuta “a bis effe”, ’espressione latina che significa “due volte effe”, tradotto in italiano in “bizzeffe”. Qualcun altro afferma che l‘espressione “a bizzeffe” deriverebbe dall’arabo bizzef, che significa “molto”. Comunque sia, è una locuzione avverbiale rimasta sempre in uso.

Scriveva Alessandro Manzoni (1785-1873) nei Promessi Sposi, capitolo III: «Si sparse la voce della predizione; e tutti correvano a guardare il noce. Infatti, a primavera, fiori a bizzeffe, e, a suo tempo, noci a bizzeffe».

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